Pasta di San Giuseppe

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Tradizionalmente in Sicilia, la settimana che precede il 19 Marzo (giorno in cui si celebra San Giuseppe, considerato il protettore dei poveri e dei bisognosi), vengono allestite nelle case le “Mense di San Giuseppe”, le cui origini risalgono agli inizi del Novecento, quando alcune famiglie per una grazia ricevuta o per devozione, allestirono altari in onore del Santo. Simbolo nonché protagonista delle mense è il pane benedetto di San Giuseppe che viene offerto ai visitatori.

Un’altra tradizione della festa di San Giuseppe è quella delle “vampe”, il cui significato era quello di togliere il freddo ai bisognosi, oltre che di glorificare il santo. La sera della vigilia, in appositi spazi aperti (preferibilmente in campagna), venivano accatastate casse di legno e rami a cui si dava fuoco, tra le grida di grandi e bambini che urlano in coro “Evviva S. Giuseppi”. Questo rito ha origini precristiane, legate al culto del sole e ai festeggiamenti dell’equinozio di primavera e dell’arrivo di una stagione più propizia. Oggi si fanno delle vampe simboliche, molto ridotte e in appositi recipienti per contenere il fuoco ed evitare incendi, proprio in prossimità di ciascuna mensa.

Il giorno di San Giuseppe in tarda mattinata inizia il rituale che emula la ricerca da parte della “Sacra Famiglia” di una locanda, la quale dopo tre tentativi verrà accolta e ospitata a pranzo dalla famiglia che ha realizzato la mensa. Vengono offerte le pietanze tipiche: pane di San Giuseppe con olive e la tradizionale pasta di San Giuseppe. Vi sono diverse varianti tra un paese e l’altro, da noi, a Terrasini, in provincia di Palermo, si fa una sorta di minestra.

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Ingredienti:
fagioli borlotti
ceci
pastiglie (castagne secche)
lenticchie
cipolla
indivia
pomodori pelati
finocchietto selvatico
sale, pepe
olio evo

Per la pasta:
Farina di grano duro
acqua q.b.

Procedimento

Mettere i fagioli, i ceci e le pastiglie in ammollo, almeno 12 ore prima. Porre sul fuoco una pentola molto capiente con abbondante acqua ed iniziare la cottura del nostro minestrone versando i fagioli, i ceci, le pastiglie, le lenticchie, unitamente al finocchietto selvatico e alla cipolla tritati. A metà cottura salare e pepare. A parte schiacciate i pomodori pelati. Fate rosolare uno spicchio d’aglio con olio evo in una padella, unite il pomodoro pelato e condite con sale, pepe e un pizzico di zucchero. Una volta cotti i legumi unire il pelato, lasciare insaporire per qualche minuto ed aggiustare di sale e pepe.

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Per la preparazione della pasta fresca, ponete la farina di grano duro in un recipiente, un pizzico di sale (facoltativo), riscaldate un pò d’acqua (per 500 kg di farina circa 200 ml di acqua) e versatela poco alla volta nella farina impastando energicamente fino ad ottenere un panetto. Procedere tagliando dei pezzetti di impasto da passare nella macchina per ricavare prima delle strisce e poi le tagliatelle piuttosto larghe, da riporre su una tovaglia e cospargere con farina per evitare che si attacchi. Nella pentola dove andrete a cucinare la pasta, una volta giunto il bollore, mettervi per prima l’indivia, precedentemente lavata e tagliata. Quando ricomincia a bollire versare un po’ d’olio evo (che aiuterà a non far attaccare le tagliatelle) e la pasta fresca. Infine scolare la pasta, mettendo da parte un po’ d’acqua di cottura, unire i legumi, mescolare e servire.

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