Cantine Aperte a Tenute Orestiadi

Cari amici, ogni anno Cantine Aperte si rivela essere un coinvolgente connubio tra vino e viaggio. Migliaia di appassionati si mettono in viaggio alla scoperta dei luoghi del vino, posti che si rivelano essere affascinanti e sorprendenti, come le Tenute Orestiadi di Gibellina. Questa è stata la nostra meta per l’edizione 2017 di Cantine Aperte, ed è con piacere che vi raccontiamo di questa tenuta, sorta in un luogo ricco di storia e arte.

Gibellina infatti, dopo il devastante terremoto del Belìce, è stata meta di celeberrimi architetti, intellettuali e artisti coinvolti dall’eclettico Ludovico Corrao, cui è dedicato il vino principe della cantina. Questi maestri contribuirono alla rinascita materiale e spirituale del centro belicino, donando pregevoli opere d’arte come il Cretto di Burri o la Montagna di Sale di Paladino, altissimi esempi di Land Art, ma anche con la Fondazione Orestiadi e il Museo delle Trame Mediterranee, volute dallo stesso Corrao.

In questo contesto si inserisce perfettamente la Tenuta, uno storico baglio siciliano restaurato e riconvertito, posta sulla collina che domina il paese. Lo staff di Tenute Orestiadi è stato estremamente professionale, attento ai bisogni e alle necessità dei visitatori e competente nell’illustrare la storia, i vini e le particolarità che rendono questa azienda certamente una delle realtà più interessanti del panorama vitivinicolo siciliano.

Da non perdere è il Barriques Museum, una piccola barricaia in cui vino e arte si fondono in un rapporto quasi simbiotico: mentre dentro alle barriques il vino, lento e placido, attende ai processi di maturazione e affinamento, fuori, i fondi diventano tele sulle quali studenti e docenti dell’Accademia di Brera hanno dato libero sfogo alla loro creatività, creando una vera e propria galleria d’arte contemporanea.

La giornata è trascorsa degustando i loro bianchi (Catarratto, Grillo e Zibibbo, tutti in purezza) e rossi (Perricone, Frappato, Nero d’Avola), tra una passeggiata sul simpatico asinello Antonio e un piatto di busiate trapanesi. Dedicheremo, speriamo, altri articoli per analizzare meglio i loro vini, ma qui vogliamo concentrarci sul top di gamma di Tenute Orestiadi: il Ludovico, cui è stata dedicata la verticale che mi accingo a raccontarvi dopo la galleria fotografica.

Verticale di Ludovico dal 2009 al 2013, tutti con un tenore alcolico tra i 14% e i 15%, guidata dall’enologo della cantina, che ci racconta come nasce questo vino. Di fatti il Ludovico nasce per raccontare l’esperienza e l’essenza di una persona: Ludovico Corrao. Ecco perché si è scelto di realizzare un rosso, longevo, con un vitigno autoctono quale il Nero d’Avola, che ne indica la tipicità, ed una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon, che sta ad indicare l’apertura verso nuovi orizzonti della persona a cui il vino si ispira. Il Ludovico si ottiene con una lunga macerazione sulle bucce, che va dai 15 ai 20 giorni, e talvolta si procede ad una macerazione post-fermentazione. Dopo 2-3 travasi avviene l’affinamento di almeno 12 mesi in barrique, a cui segue l’imbottigliamento e l’affinamento di almeno un anno in bottiglie coricate, affinché il vino bagni il tappo, di sughero naturale, per trarre ulteriori aromi. L’azienda inoltre sta cercando di ridurre l’utilizzo di solfiti e di conservanti sopratutto nel Ludovico, il vino di punta, che tra l’altro non fa nemmeno la stabilizzazione. La stabilizzazione tartarica ha lo scopo di evitare ogni successiva formazione cristallina in bottiglia. Si tratta quindi di tecniche di tipo preventivo, messe in opera al fine di rallentare o impedire totalmente ogni ulteriore formazione di precipitati.

ludovico1

L’enologo definisce il Ludovico come “il nostro vino con le rughe”, dove si ritrovano esperienza e sacrifici, visti come bellezza.
Il Ludovico 2013 presenta un colore violaceo, odore fruttato di frutti freschi, palato tannico ancora da affinare.
Il Ludovico 2012 ha un colore rosso rubino con riflessi violacei; sentori di frutti rossi, un po’ chiuso; palato allappante e alcolico. Non ancora in commercio.
Il Ludovico 2011 dal colore rosso rubino intenso; nuance di sottobosco, speziato, di pepe nero, tabacco, cuoio, alcolico con buona viscosità. Palato tannico ed alcolico, astringente, robusto, retrogusto di cioccolato, con una buona capacità di durare nel tempo. Sarà in commercio il prossimo settembre.
Il Ludovico 2010 presenta un colore rosso intenso quasi impenetrabile; al naso note di ciliegie, cioccolato, caffè; palato equilibrato, corposo e intenso.
Il Ludovico 2009 ha un colore rosso granato; bouquet di frutti rossi maturi, confettura, liquirizia, note balsamiche di eucalipto e mentolo. Palato rotondo, morbido, vellutato.
Una verticale interessante che evidenzia le varie sfumature di uno stesso vino ma di annate diverse, iniziando dal più giovane con netti sentori di frutti freschi e connotato da un palato scontroso fino ad arrivare al più maturo, in cui le stesse note fruttate evolvono in aromi terziari più complessi e maturi, e il palato si fa rotondo e vellutato.

Concludo dicendo che abbiamo trascorso una bella giornata e scoperto una bella realtà, che merita sicuramente una visita.

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