Hemingway, vino e passione a Venezia

In una insolita mattina di novembre luminosa e tiepida, un uomo e una donna sedevano al Florian in San Marco. A guardarli da lontano sembravano due figure completamente diverse: lui, un omone grande e grosso sulla cinquantina, viso interessante, non bello ma duro e virile, occhi stretti e penetranti. Lei, minuta e pallida, aveva il viso di una giovinetta di Boldrini. Le mani lunghe e affusolate tradivano, per la grazia dei gesti e dei movimenti, un’origine e un’educazione aristocratica. I due sedevano tra gli ori e gli specchi del prestigioso caffè, sorseggiando due calici di vino rosso e discutendo amabilmente.

Ernest Hemingway per la verità si sentiva del tutto fuori luogo in quell’ambiente sfarzoso ma non poteva farci nulla: la passione e il desiderio per la fanciulla che trapelavano dal suo sguardo erano troppo intensi, quasi accecanti. L’Harry’s non era certamente consono al rango della donna, la Bodeguita e il Floridita erano dall’altra parte dell’Atlantico. Dovette fare buon viso a cattivo gioco, e comunque lo sguardo malizioso della contessina Adriana Ivancich, scoccatogli attraverso il bicchiere di Ripasso Bertani, gli fece immediatamente dimenticare il suo disagio.

“Signor Hemingway, a quanto si dice lei sarebbe un, diciamo, appassionato di vino” – commentava la diciottenne – “potrebbe raccontarmi qualcosa di questo che stiamo bevendo adesso?”.

“Vede contessina Ivancich, questo Valpolicella Ripasso è un vino secco, rosso e cordiale come la casa di un fratello con cui si va d’accordo. L’ho scelto apposta per lei perchè al palato è morbido e armonico, fresco e bevibile. Io preferirei avere un palato che mi dia la gioia di godere pienamente un Château Margaux o un Haut Brion, anche se gli eccessi a cui mi sono abbandonato per conseguirlo mi hanno procurato un fegato che non mi consente di bere Richelbourg o Corton o Chambertin. Ma lei è giovane, Adriana, lei potrà educare il suo palato al vino e col tempo ad apprezzarne sempre di più le sfumature. E poi… c’è un altro motivo, lo confesso, che mi ha indotto a questa scelta”.

Adriana Ivancich allungò furtivamente la mano fino a sfiorare appena quella dello scrittore di Di là dal fiume e tra gli alberi e sussurrò “e quale sarebbe?”.

hemingway-with-adriana-ivancich-in-venice-by-bobo-ivancich-1996-110-x-113-cm-6000-euro-956742_0x440Hemingway stette un po’ in silenzio prima di rispondere, girò lo sguardo su Venezia e poi nuovamente su Adriana e non trovò alcuna differenza. Poi disse: “Vede mia cara, ho scoperto che questo Valpolicella Ripasso viene ottenuto attraverso una antica e singolare pratica: viene versato sulle bucce del forte e potente Amarone, affinchè il contatto – che non esiterei a definire erotico e sensuale – tra le ruvide e immensamente aromatiche scorze di Amarone e il dolce nettare di Ripasso, rende questo ultimo gravido di sensazioni, profumi e sentori ineguagliabili. E’ un vino molto simile a lei”. Strinse più forte la sua mano.

“Signor Hemingway, così mi farà arrossire” disse la contessina sorseggiando lentamente il suo Ripasso.

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