Un’eccellenza siciliana: il Feudo Rudinì

Durante le vacanze estive trascorse nel cuore del barocco Siciliano, tra Noto, Ragusa e Siracusa, ci concediamo anche una visita in cantina, imbattendoci nella Cantina Rudinì, sita a Pachino, in provincia di Siracusa. Ad accoglierci vi è il titolare Saro Di Pietro: persona molto cortese, perfetto interprete dell’accoglienza siciliana, il quale ci fa accomodare nella sala degustazioni, dove un’assistente piuttosto competente e gentile ci fa degustare tutte le etichette da loro prodotte.

Iniziamo dunque con i bianchi, partendo dall’Inzolia Igp 2015, che presenta un bel colore giallo paglierino, odore intenso di agrumi, al palato esce lievemente l’acidità che ne esalta la freschezza; proseguiamo con il Grillo Charlotte Igp 2015 dal colore giallo paglierino intenso, sentori intensi di banana, al palato ben strutturato; concludiamo la serie dei bianchi con lo Chardonnay Espressione 2015 (i cui vitigni crescono vicino al mare) dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini (che ne indicano la giovinezza), al naso leggeri sentori di legno e frutta tropicale, al palato fresco e strutturato con una leggera nota salina. Procediamo quindi la degustazione con i rossi partendo dal Nero D’Avola Igp 2015 che presenta un bel colore rosso rubino, odore fruttato di ciliegia, al palato vinoso e vellutato (ottimo come vino da tutto pasto); continuiamo con il Syrah Igp 2015 dal colore rosso rubino intenso, sentori delicati di frutta rossa, al palato piacevole e armonico; segue il Sitarè Igp 2014 (blend di Nero d’Avola, Merlot, Cabernet e Syrah) dal colore intenso, con note minerali, dal palato corposo e persistente; un’altro Nero D’Avola l’Eloro Pachino Dop 2014 dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso intenso con note di vaniglia e confettura, al palato intenso e corposo; finiamo la serie dei rossi con il Saro Eloro Pachino Dop 2013 (100% Nero d’Avola, barricato per 6 mesi) che presenta un bel colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, profumi di barrique, vaniglia, tostato e frutti di bosco, palato ricco, corposo, equilibrato, persistente. Quest’ultimo vino, il Saro per l’appunto, ottiene le “5 Star Wines” 2016 al Vinitaly. Finiamo dunque la degustazione con i due vini da dessert: il Moscato di Noto Baroque Dop 2015 che presenta un bel colore dorato, dall’odore intenso di frutta matura e uva passa, al palato piacevole, dolce, con retrogusto di frutta candita (ottiene l’Oscar Douja D’Or al Vinitaly proprio quest’anno); infine lo Scaramazzo Passito di Noto Dop 2015 dal colore giallo intenso con riflessi mielati, odore intenso di legno, palato dolce, ma non stucchevole.

bottiglie

Finita la degustazione ci accomodiamo nello studio col signor Saro che ci racconta in breve la storia della cantina che prende il nome dal suo fondatore Antonio Starrabba Di Rudinì, pronipote del fondatore della città di Pachino, uomo politico italiano di primissimo piano (nei primi decenni dopo l’Unità, ricoprì a più riprese la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia), ma anche imprenditore agricolo avveduto e lungimirante. Egli investì di fatto molte risorse finanziarie nell’ammodernamento dei propri vigneti e nella costruzione del “moderno” stabilimento enologico a Marzamemi, in contrada Lettieri, dove veniva lavorata l’uva fino al 1902. Al marchese Rudinì si deve l’introduzione dell’innesto della vite americana nell’Ottocento, in seguito all’epidemia della fillossera.

2078_1_1436884003Il signor Saro ci spiega perchè i vigneti, in questa zona, vengono coltivati ad alberello: essendo questa una zona molto siccitosa, la vite così coltivata può sopportare una carenza d’acqua piovana di circa un anno. Inoltre il sistema di coltivazione ad alberello permette di ottenere uve a resa medio-bassa ma ad alta gradazione zuccherina, dalle quali si ottengono vini di grande struttura e vellutata rotondità. L’alberello è di fatto l’elemento dominante del paesaggio rurale di questo straordinario angolo di Sicilia: si dipana per filari lungo le tante colline dell’entroterra, tra muri a secco e terreni argillosi o di origine vulcanica. Delicato, costoso e difficile da coltivare, è il simbolo stesso della fatica che da sempre ha scandito il lavoro dei contadini di quest’area.

Alla morte del marchese il feudo cade in disuso. La figlia Alessandra infatti (nota per essere stata un’amante di D’Annunzio), prese i voti ecclesiastici, mentre l’altro erede Carlo morì presto suicida.

01775758OfficeGallery7589798358123603968H1435068140842Il Feudo di Pachino va dunque in eredità al cognato conte Moncada di Paternò, che riprende l’attività vitivinicola nel 1941. Nel 1943, Giuseppe Di Pietro, padre dell’attuale proprietario, diventa l’amministratore del feudo. In seguito, nel 1962, il conte decide di vendere il feudo, che viene prontamente acquistato dall’amministratore Di Pietro, a cui succede il figlio Saro, aiutato oggi dal figlio e dalla nuora, i quali gestiscono la cantina nel rispetto della continuità e della qualità, mantenendo il nome Rudinì, in onore del fondatore. Una cantina che produce più di 400 mila bottiglie l’anno, esportando anche all’estero, persino in Canada e Giappone. I prezzi sono piuttosto contenuti, dunque molto accessibili, vanno orientativamente dai 5 euro del Nero D’Avola ai 10 euro del Moscato. I vitigni coltivati sono l’inzolia, il grillo, lo chardonnay, il nero d’Avola (vitigno autoctono di quest’ area, oggi tutelata dalla Denominazione di Origine Protetta “Eloro Pachino”; coltivato da epoche lontanissime in quel ristretto fazzoletto di terra compreso tra i comuni di Pachino, Noto, Rosolini, Ispica), il syrah, il cabernet, il merlot e il moscato.

Concludiamo la visita, felici di aver conosciuto una bella realtà a conduzione familiare, ben avviata e in continuo sviluppo e miglioramento. I lettori che volessero saperne di più possono visitare il sito www.vinirudini.it o telefonare in azienda per prenotare una visita e una degustazione.

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