Il Simposio di Neruda

Pablo Neruda non amava la vita mondana. Lo infastidivano quegli italiani frivoli ed artefatti, col baffo impomatato e la paglietta, che facevano a gara per invitarlo nelle loro lussuose ville solo per poter esibirlo come un trofeo davanti agli amici; per potersi vantare di aver avuto come compagno di conversazione il celebre poeta comunista cileno. Si sentiva a metà tra un fenomeno da baraccone e un animale esotico da esporre e, del resto, compagnia e conversazione lo annoiavano profondamente. Odiava la sguaiatezza e lo snobismo e non era per nulla a suo agio durante queste occasioni, che imparò presto a scansare con un certo savoir faire.

Non che Neruda fosse un uomo schivo o misantropo. Amava la vita. Ma la vita vera per lui erano, ad esempio, i pescatori e i contadini di Capri. Vedeva la luce della vita nei loro occhi, nelle loro mani rigate dal lavoro, nei sentieri assolati e polverosi dell’isola italiana durante le sue lunghe e solitarie passeggiate con cui tentava di ingannare il tempo del suo esilio. La vita era schiacciare un acino d’uva tra le mani e succhiarne la polpa zuccherina. La vita era l’amore per Matilde. La vita era un Simposio, un convivio di amici veri che discutono amabilmente e sinceramente con in mano una coppa di vino altrettanto sincero.

simposioIl senso del Simposio era talmente forte nel poeta da non poterlo non accostare all’omonimo Negroamaro del Salento della Cantina pugliese Risveglio Agricolo. Un vino potente, sincero, intenso, complesso e strutturato. Un vitigno, il Negroamaro, che trova la sua sposa ideale, calda e feconda nella Malvasia Nera, creando un blend unico.

La Malvasia Nera di Neruda era la sua Matilde. Lo aspettava davanti l’uscio con una brocca di Negroamaro e due bicchieri. Si sedettero all’ombra della veranda e contemplarono la maestosità silenziosa della natura di Capri. Parlarono poco del Cile, di Videla, dell’esilio. Non era il momento dei tristi ricordi. Si guardarono, sorrisero e si baciarono appassionatamente. Neruda disse: che la brocca di vino al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio. Bevvero ed assaporarono intensamente la sensazione rotonda del vino al palato. C’era davvero poco da dire, entrarono e fecero l’amore.

Il giorno dopo, sulla stessa veranda, in una splendida solitudine, Neruda scrisse:

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.
A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
a ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.

(Ode al vino, Odas elementales, 1952)

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. alikamik ha detto:

    Complimenti!!!

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  2. alikamik ha detto:

    Complimenti!!

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