Alessandro Magno e il Rajàh

La notte prima della battaglia era umida e calda sulle rive dell’Idaspe. Alessandro Magno, giunto ai confini del mondo, aveva solamente un ultimo ostacolo fra sè e la gloria eterna: il Rajàh Poro.

Rajàh è un nome che deriva dal sanscrito e che identificava un aristocratico, un principe o addirittura un re. Ed oggi è anche un vino che, proprio per la sua regalità – dovuta a una delicatezza e suadenza veramente eccellenti – ben merita il nome Rajàh con cui è stato battezzato dalla Tenuta Gorghi Tondi che lo produce.

E forse le rive del fiume Idaspe, prima della battaglia finale, profumavano proprio di quei sentori floreali che si avvertono stappando la bottiglia di bianco che abbiamo tra le mani.

Alessandro era preoccupato: i suoi uomini erano spossati e sull’orlo della ribellione, di fronte a se aveva un enorme esercito e i barriti degli elefanti terrorizzavano molti guerrieri macedoni. Tuttavia riunì i suoi generali, stabilì un piano d’attacco e arringò le falangi che si schierarono in perfetta formazione.

Alexander_and_Porus_draw

Il Rajàh fece partire all’assalto i suoi temibili elefanti da guerra che dispersero la cavalleria macedone provocando morte e terrore tra gli uomini: Alessandro commentò “Finalmente vedo un pericolo pari al mio coraggio”. E contrattaccò. La battaglia fu dura e feroce e si protrasse fin quando il Rajàh fu circondato dagli uomini di Alessandro, ferito ben nove volte fin quando cadde dal suo elefante.

RAJAH-Tenuta-Gorghi-Tondi-IGPLa battaglia finì e Alessandro, credendo morto il Rajàh, ordinò ai suoi uomini di spogliarlo ma l’elefante difese ancora strenuamente il suo padrone impedendo a chiunque di avvicinarvisi e svellendo la lancia conficcata nella sua spalla. Questo comportamento commosse profondamente il Re macedone che, andando a trovare Poro mentre i suoi lo stavano curando, gli chiese come volesse essere trattato: “come un Rajàh” fu la risposta. E Alessandro lo accontentò, reinsediandolo al suo posto e nominandolo satrapo di tutti i territori conquistati. Un gesto regale per un sovrano coraggioso.
E sono proprio questa regalità, questi sentori esotici e profumati di pesca, miele e zibibbo, questa mineralità al palato che conferiscono al nostro vino l’appellativo di Rajàh.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. matteotusa ha detto:

    Delicato e di gradevole lettura

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    1. Uva e Pomodoro ha detto:

      Molte grazie, abbiamo mischiato realtà e fantasia

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